Poetry, above all!

venerdì 30 novembre 2012

Imàgenes Trasmundo, silloge di Benny Nonasky



La poesia che serve non è solo la poesia che serve, è la poesia che serve: la poesia che ci serve. Che non è solo la poesia che ci serve, ma la poesia che ci serve, che serve a noi e che serve noi. La poesia che [ci] serve Benny Nonasky e]’] la poesia che serve [a] Benny Nonasky.
La sua è una poesia empatica, che non vuol dire (né tanto meno fa rima con) simpatica, che non vuole affatto esserla, è una poesia di re[l]azione, che reagisce alle immagini, appunto, ma anche ai suoni, alle grida, agli spari, agli scoppi, alle vibrazioni (terremoti) che il mondo trasmette: “tràsmundo”? “Mundo fantastico o imaginario”! Mondo di immagini, mondo in immagini, come quantitativo e come oggetto che non è, né mai sarà, inerte, inerme, ma reagirà ed entrerà in relazione con ogni sua singola immagine.
Iconica? Affatto! È una poesia a effetto farfalla per contrasto, per converso. Che l’enormità delle tragedie umane possa essere curata, corretta da una minuscola, insignificante poesia? Che una minuscola, insignificante poesia possa avere l’enorme effetto di evitare future immani tragedie?

(Abbiamo solo due vie d’uscita:
libertà o morte) – pag. 15

Le guerre finiscono precisamente quando i nostri sentimenti
di odio cedono il passo. Altrimenti, come tutti i condannati a
morte, aspettiamo il nostro turno, […] - pag. 26

È una poesia che entra in relazione con le immagini, ma anche con i suoni, le grida, gli spari, gli scoppi, le vibrazioni (terremoti) che il mondo trasmette e con chi li ha prodotti, siano essi ancora vivi, i carnefici, o siano essi morti, le vittime. Non trascurandone nessuno, né da una parte né dall’altra della barricata. Affinché i carnefici non possano nascondersi, occultarsi dalla faccia della terra, del mondo: Imàgenes Trasmundo. Affinché le vittime non vengano insabbiate, cancellate dalla faccia della terra, del mondo: Imàgenes Trasmundo. Il poeta si fa reporter, giornalista, storico, immagini (figure) queste anch’esse in assoluto da recuperare, una necessità.

Ho letto tante cose brutte sul Registro della Memoria.
Ho voltato pagina e non c’era altro che un
Foglio bianco.
Ma non ho trovato penne per scrivere
Un’altra Storia Nuova. - pag. 58

Ancora non è venuto il tempo per una storia nuova, finché non avremo fatto i conti con quella appena trascorsa, finché non avremo guardato in faccia tutte le immagini degli assenti, per riempire la vacuità dello sguardo dei presenti, allora sì che potremo fare finalmente tesoro del passato. Non arricchendoci sulle/alle spalle altrui, ma tesaurizzando l’altrui esperienza, anche fallimentare, anche sconfitta, anche vinta, affinché quel mondo immaginario, diventi il fantastico mondo immaginato, concreto! La poesia di Benny Nonasky è una poesia civile mai incivile (volgare, invettiva, sboccata), ma una poesia di impegno civile senza cedimenti, mai impositiva, e non per questo pesante o faticosa, leggera come la farfalla che è, potente nei suoi effetti, nei suoi riflessi, nei suoi echi. Una poesia mai gridata, ma con fermezza asserita, mai asservita, una poesia che realizza quanto già preconizzato dal Nazim Hikmet nella sua “Notte d’autunno”: anche le parole di Benny Nonasky sono uomini e donne vivi e vegeti, mai vegetali. Uomini e donne come noi. Che per questo utilizza un multiculturalismo e un multilinguismo, anche, che spazia dall’italiano di base, andando a toccare il giapponese, l’arabo, l’ebraico, il russo, l’inglese, senza dimenticare il suo calabrese. Uomini e donne di un mondo globale, non globalizzato, di un mondo uno e plurimo, plurale.

Noi siamo noi.
Capite? Come lo siete voi. – pag. 60

“Imàgenes Trasmundo” è composto col desiderio di riparare un errore e lo fa per converso, per contrasto, come solo la poesia può, sa:

Le immagini ci hanno ossessionato
la pelle.
La nostra risposta
è stata un errore
senza perdono. – pag. 64

E d’altronde:

Conviene vedere solo il lato
che fa meno male:
quello del torto. – pag. 35

Un serpente che si morde la coda, allora? Un uroboro, solo apparentemente

Un uragano pieno di
foto, di sangue, di voci che
proietta sacre sentenze.


«A quando la fine? »
«Questo è solo l’inizio. » - pag. 76

Rimarrà ciò che si dice che in principio fu:
il niente. – pag. 78

Eppure, un nuovo “ControVerso” effetto farfalla è in arrivo

Un verme è entrato nel principio,
si è riprodotto come un eczema,
come un acne; ormai solchi immensi
sono sorti tra il com’era, come sarà,
cosa resterà.
Se resterà. – pag. 12

Il verme, il baco, saprà farsi farfalla, ecco la falla, il serpente cambierà [la] pelle, cambierà [la] natura, cambierà [il]mondo, “Tràsmundo”: potere transustanziale della parola. Inestinguibile, inestimabile:

Proseguiamo?

Ne ho per secoli e secoli e
per secoli e secoli ne
continuerò a raccontare. – pag. 32

Parafrasando il poeta Nonasky, osserviamo come la farfalla inchiostro, sulla pagina [bianca], ci regalerà la nostra eternità:

Osserva la Farfalla Grigia, sul ginkgo,
regalarti la sua eternità. – pag. 47

Questo il valore, sottovalutato, misconosciuto, miscreduto della minuscola, insignificante, invisibile, inutile poesia, il suo enorme con[tro]verso!

Fabio Barcellandi



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Imàgenes Trasmundo
silloge di Benny Nonasky
Albeggi Edizioni 2012 – collana “ControVerso
ISBN 9788890696015

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