Poetry, above all!

giovedì 16 luglio 2009

Bianco e nero

Datemi il tempo di lasciar sopire lo scontro che il mio animo ha avuto – da sempre – con la natura. Datemi il tempo di sorbirmelo, come un buon bicchiere che dispiace veder finire. Domani tornerò all’urto della vita spicciola, quella fatta dagli uomini e la loro disumanità.

Guardo il mio cane accudire i gatti appena nati e penso a lei, Signor Presidente Napolitano, che firma le leggi razziali di un paese di uomini disumani, e solo dopo si dichiara quantomeno perplesso. Sono sicura che lei, un cane come il mio non lo ha avuto mai.

Mi dica Presidente, perché apporre il sigillo ad una legge che lei stesso ritiene irragionevole? Perché il popolo bue non avrebbe compreso? Perché la Costituzione ormai è carta da culo, un euro per quattro rotoli alla bancarella dei cinesi?

Mogli e buoi dei paesi tuoi … Quei due sono proprio come cane e gatto.

C’è chi la chiama saggezza popolare. Per me sono solo luoghi comuni, come le quattro stagioni che non esistono più. Se solo si potesse tornare al buon senso! Insegnare la convivenza (non l’amore, per carità).

Sono ormai vent’anni che ho a che fare con cani e poi con gatti, ed è sempre stato semplice. Imporre regole e legiferare. Il cane è in casa, e io arrivo con un gatto, lo poso sul divano, chiamo il cane e gli dico: “Lui/lei … si chiama … guai a te se gli fai del male, perché è piccolo.” Una carezza a uno e una all’altra. Una pappa a uno e uno all’altra. E vede, è già la seconda volta che mi ritrovo a spiegare al cane, che non deve sopperire alle mancanze delle mamme gatte – che loro sì facili come ministre – se ne potrebbero approfittare. E si crea la fratellanza, quella che induce la gatta a vivere le doglie del primo parto stando accoccolata accanto al cane, che diverso da lei per colore, stazza e razza, allunga la zampa per sfiorare quella di lei.

Cane e gatto! L’antitesi per antonomasia. Bianco e nero, non sono concetti conosciuti dagli animaletti umani di casa mia.

Vogliono raccontarci la favola del quarantennale della migrazione umana più importante della storia. Ci dicono che quarant’anni fa l’uomo andò migrante addirittura sulla luna, e noi siamo ancora qua, a impedire che una Maria sposi un Abdul, che una mia figlia possa andare a scuola con la figlia di Yo Chin.

Ha mai visto una rondine costruire un nido? Migrano le rondini, senza barconi e schiavisti. Migrano, e fanno casa, mattone dopo mattone. Vanno e vengono. Figliano.

… Lei era pure un compagno, Presidente. Si dolga almeno un po’, per aver perso l’occasione di migliorare la razza. Quella umana.


Rita Pani (APOLIDE)

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