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martedì 25 novembre 2008

Una staffetta di donne per dire basta alla violenza e ai silenzi

Una staffetta di donne per dire basta alla violenza e ai silenzi
25 novembre da PANORAMA

“Se noi riusciremo, con le nostre parole, a rompere silenzi storici, liberando noi stesse dai nostri problemi, questo sarà già un nuovo modo di agire” così scriveva nel 1975 la scrittrice e poeta femminista Adrienne Cecile Rich in Donne e onore: brevi note sul mentire. Le sue parole sono diventate oggi il manifesto delle donne che il 25 novembre scendono in piazza per la Giornata internazionale contro la violenza,voluta nel 1999 dall’Onu per ricordare, a partire dalle sorelle Mirabal, tutte le donne che nel mondo ogni giorno vengono picchiate, stuprate, massacrate, umiliate, uccise.

“Di fronte all’ennesimo femminicidio, abbiamo deciso di dire basta”, così Pina Nuzzo, presidente nazionale dell’Unione donne in Italia (Udi) racconta come le continue notizie di “donne ammazzate per amore”, abbiano spinto l’associazione a fare qualcosa che andasse oltre una giornata di protesta. “Attraverseremo l’Italia per un intero anno per dire a tutti che questi atti di guerra contro le donne devono finire”, commenta Nuzzo.

Sarà una “Staffetta di donne contro la violenza sulle donne” quella che partirà da Niscemi il 25 novembre 2008 e attraverserà il Paese sino ad arrivare il 25 novembre 2009 a Brescia. “Abbiamo scelto Niscemi perché è qui che Lorena Cultraro è stata violentata e gettata in un pozzo il 13 maggio scorso. E Brescia perché è qui che Hiina Saleem, una giovane pakistana, fu assassinata l’11 agosto 2006, “colpevole di voler vivere all’occidentale”. Il testimone che le donne si passeranno di mano in mano sarà un’anfora, “cercavamo un simbolo nel quale tutte si riconoscessero e l’anfora richiama il corpo femminile, ne rappresenta la fragilità e nella simbologia del vaso di Pandora anche la pericolosità”. In tutte le regioni le portastaffetta leggeranno alcune frasi di Adrienne Rich, si incontreranno e si racconteranno (sul sito dell’Udi il calendario delle tappe della Staffetta e le informazioni su come aderire all’iniziativa). In palestra, in piazza, nelle scuole o nelle librerie ricorderanno quanto la violenza sulle donne sia un problema ancora irrisolto.

Per le donne di età compresa tra i 15 e 44 anni, è una delle maggiori cause di morte e disabilità, prima ancora del cancro. Secondo l’ultima indagine Istat in Italia sono sei milioni e 743 mila le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. La quasi totalità dei casi non è però denunciato: un sommerso che arriva al 96% per le violenze subite da un non partner e il 93% da un partner. “Un femminicidio senza fine e a perpetrarlo in genere sono fidanzati, mariti o ex, ma anche padri, fratelli, conoscenti, qualche volta estranei” spiega il presidente dell’Udi. Davanti ai dati che raccontano come solo il 18,2% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale in famiglia consideri questa violenza un reato, il 44% qualcosa di sbagliato e il 36% solo qualcosa che è accaduto, Nuzzo commenta: “Dobbiamo uscire allo scoperto, aiutare queste donne a non sentirsi sole” e critica la società, “quando le donne decidono di denunciare la violenza non trovano le strutture adeguate, dalla caserma all’ospedale mancano i luoghi adatti per l’accoglienza. Non si possono denunciare certi reati e poi tornare a casa da sole, con un foglio in mano e le botte addosso”. Dopo la denuncia però arriva anche l’autodenuncia: “Per combattere la violenza non occorre solo la condanna degli episodi più efferati. E certamente non servono leggi penali più severe, come alcuni vorrebbero. Occorre soprattutto che prendiamo più fiducia in noi stesse e nel nostro genere, che si moltiplichino ovunque, in Italia come in ogni angolo del mondo, le occasioni per parlare di questo e per far sì che le donne non siano né sole né isolate”. Un monito e un invito è infine rivolto all’altro sesso: “Mi aspetto da un paese civile che anche gli uomini prendano coscienza delle loro responsabilità, reali e simboliche, perché la tenacia con cui tengon fuori le donne da tutti i luoghi decisionali immiserisce anche il genere maschile e li rende tutti complici dei gesti violenti e perversi di alcuni”.

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