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giovedì 3 luglio 2008

IL RAPPORTO DI SAVE THE CHILDREN. Tutti i dati del 2007

IL RAPPORTO DI SAVE THE CHILDREN.
Tutti i dati del 2007

Ragazzi a rischio
uno su quattro
soffre la povertà

di Maria Elena Bonacini

I giovani italiani sono poveri e ignoranti, ma hanno il telefonino. Tradotto: in Italia un minore su quattro è a rischio povertà, ma la quasi totalità ha un cellulare, 900 mila ragazzi ogni anno abbandonano prematuramente la scuola, soprattutto se maschi ed immigrati, mentre diminuisce la preparazione di chi resta e gli edifici sono meno sicuri di un anno fa. È un quadro tutt’altro che confortante quello che energe dal “4° rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2007-2008” stilato dal Gruppo Crc, composto da 73 associazioni e organizzazioni e coordinato da Save the children Italia. Un dossier che snocciola tutte le problematiche e le criticità legate al mondo dei minori, dalla scuola alla salute, dallo sfruttamento alla famiglia, corredate dai numeri più aggiornati reperibili e da precise richieste a Governo ed Enti locali.

QUANTI SONO. Iniziamo dai numeri: al 1 gennaio 2007, secondo dati Istat, in Italia vivevano 10 milioni 89.141 bambini e adolescenti, 666.393 dei quali stranieri, ovvero 5 milioni186 mila 523 maschi (346.997 stranieri) e 4milioni 901 mila 618 femmine (319.296 straniere). Se la maggioranza dei minori italiani (4milioni 251.827) era residente al Nord, pur con percentuali non schiaccianti (42,14 per cento), ben il 66,6 per centro dei loro coetanei immigrati (444.218) abitava nelle stesse zone.

FAMIGLIA E POVERTÀ. In Italia, secondo quanto riporta lo studio del Crc, è a rischio povertà il 24 per cento dei minori, che sale al 35 per cento in caso di ragazzi che vivono in famiglie numerose e al 40 per cento in caso di famiglie cono un solo genitore. I minori a rischio - contrariamente a quanto si potrebbe pensare - non sono però tanto i figli di genitori disoccupati, ma vivono spesso in famiglie in cui i due coniugi lavorano, pur non garantendo il benessere a causa dei bassi redditi. Il rischio è comunque più alto (30 per cento) tra le famiglie monoreddito, mentre avere due genitori che lavorano riduce il rischio al 7 per cento. Dati strettamente legati alla spesa sociale, che in Italia è inferiore al 10 per cento del Pil, a fronte del 14 per cento della media europea, alla quale corrisponde, infatti, un minor rischio di povertà minorile (19 per cento), confermando quello che ormai molti sostengono da tempo: avere figli, nel nostro Paese, è sempre più un lusso a fronte di un mercato del lavoro precario e ad un potere di acquisto degli stipendi sempre più debole. Le famiglie in situazione di povertà relativa, nel 2006, del resto erano 2milioni 623mila, ovvero l’11 per cento di quelle residenti, il 65 per cento delle quali residenti al sud. A fronte di questi numeri la richiesta del Crc è di politiche di sostegno al reddito, a partire da una nuova sperimentazione del reddito minimo di inserimento e di una politica fiscale che tenga conto del basso tasso di fecondità e dell’altrettanto basso tasso di occupazione delle donne (60 per cento), che scende al 53 per cento per le madri con un figlio e al 34 per cento per quelle con tre o più figli. L’introduzione del quoziente famigliare, infatti, secondo il Crc, scoraggerebbe ulteriormente l’accesso al lavoro delle donne.

SCUOLA. Un capitolo importante della ricerca è dedicato alla scuola, che nell’anno scolastico 2007/2008 è stata frequentata da 7milioni742.294 alunni, mentre i dati relativi agli stranieri sono riferiti al 2006/2007, quando erano 501mila445 su di 8 milioni 931.880 alunni, il 18 per cento in più rispetto all’anno precedente . Numeri che dimostrano quanto le classi italiane, soprattutto in alcune regioni, siano sempre più multietniche e quanto lavoro ci sia da fare per favorire l’integrazione e il dialogo interculturale. La maggior parte degli studenti stranieri viene dall’Albania (15,6 per cento), dalla Romania (13,7), dal Marocco (13,6) e dalla Cina (4,9). L’incidenza degli studenti stranieri è poi del 6,8 per cento alle elementari, del 6,5 alle medie e solo del 3,8 alle superiori, segno di un alto abbandono dopo la scuola dell’obbligo. I rom, infine, secondo i dati presentati dal comitato interministeriale per i diritti umani al comitato Onu per l’eliminazione della discriminazione razziale sarebbero 2.103 nella scuola d’infanzia, 6.474 alle elementari, 3.036 alle medie e 219 alle superiori, anche se non si conosce l’incidenza di questi numeri sul totale dei loro coetanei appartenenti alla stessa etnia. Tra le criticità legate all’istruzione, la prima denunciata dal Crc è proprio l’abbandono scolastico, che vede ogni anno 900mila ragazzi lasciare gli studi, ovvero il 20,6 per cento dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni fuori dal circuito formativo con solo il diploma di scuola media. Una percentuale preoccupante seppur in calo, ben al di sopra della media europea del 14,9 per cento.

E i dati relativi alla preparazione degli studenti non incoraggiano a sperare: nel 2006 è infatti cresciuta la percentuale di coloro che hanno difficoltà nella letteratura (26, 4 per cento contro il 23,9 nel 2003) e in matematica (32,8 contro il 31,9 per cento nel 2003) e in etrambi i casi diminuisce quella di giovani con competenze elevate: il 22,7 contro il 24,8 per cento del 2003 per la letteratura, e 19,6 contro il 20,5 per cento del 2003 nella matematica. A tal proposito il 2006/2007 ha fatto anche registrare un aumento delle bocciature: alle medie il 3 per cento dei ragazzi non è stato ammesso alla classe seguente e il 2,1 non è stato promosso all’esame finale. Alle superiori, invece, il 13,7 per cento degli studenti non è stato ammesso alla classe seguente e il 4 per cento non è stato ammesso alla maturità, che ha diplomato il 97,3 per cento degli esaminati. Tra le scuole con il più alto tasso di bocciature ci sono gli istituti professionali (21,5) e tecnici (17,1), che sono anche quelli con il maggior numero di studenti immigrati. Gli stranieri, infatti, hanno percentuali d’insuccesso scolastico più alte degli italiani, ma se la differenza non è molto alta nei primi livelli d’istruzione, il divario si amplia nelle superiori, con il 28 per cento complessivo di stranieri bocciati.

Un capitolo a parte riguarda gli alunni con disabilità, 161.686 nell’anno scolastico 2007/2008, che risentono soprattutto della mancanza di insegnanti di sostegno e di politiche coordinate tra scuola, famiglia e servizi del territorio, oltre che dell’inadeguatezza delle strutture scolastiche, che spesso non hanno ancora eliminato le barriere architettoniche. Nel 2007, del resto, due scuole su cinque sono ancora prive della certificazione di agibilità statica, altrettante non hanno la certificazione di agibilità igienico-sanitaria dell’Asl e metà non è in possesso del visto di conformità dei Vigili del fuoco.

SPORT. La seconda occasione di aggregazione per i giovani, dopo la scuola, è lo sport, praticato da circa 3 milioni di minori tra i 6 e i 18 anni, circa il 60 per cento del totale. La preoccupazione del Crc è però relativa all’utilizzo di doping ed integratori da parte dei ragazzi, che nel primo caso oscillerebbe tra l’1 e il 3 per cento dei giovani atleti e nel secondo si attesterebbe sul 15 per cento. Una tendenza che secondo gli studiosi riguarderebbe addirittura la metà dei ciclisti in erba con i benestare dei genitori che, inseguendo il sogno di avere un campione (?) in famiglia, sarebbero i primi a chiedere di somministrare ai figli sostanze proibite. Da un sondaggio condotto nel 2003 dal ministero dell’istruzione su 13mila ragazzi tra i 13 e i 18 anni, 10mila hanno poi dichiarato di praticare sport e il 7 per cento ha ammesso di doparsi.

SALUTE E DISABILITÀ. Il tasso di mortalità in Italia nel 2007 è di 4 morti ogni mille nati, tre dei quali sono associati al sottopeso come possibile concausa. Ogni anno, poi, nascono circa 5mila bambini che saranno affetti da una malattia cronica, circa la metà dei quali vivrà con una disabilità permanente. Sono circa 60mila, quindi, minori con meno di 14 anni che necessitano di assistenza, mentre dei 57.731 casi di Aids, 762 hanno meno di 13 anni. Riguardo agli psicofarmaci, invece, gli antidepressivi sono prescritti ad almeno due adolescenti su mille e l’1 per cento dei bambini in età scolare è affetto da sindrome da deficit da attenzione e iperattività. Una delle tematiche più rilevanti, soprattutto nel caso di malattie genetiche (50mila circa i casi) e dell’autismo (da 6 a 10 bimbi sul 10mila ne sono affetti) è la diagnosi precoce, purtroppo ancora difficoltosa e disomogenea sul territorio nazionale.

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